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Salviamo L'Aquila dalla distruzione per il non fare nulla.


E' ormai trascorso più di un anno dal terremoto in Abruzzo e nonostante alcuni lavori di puntellamento del centro storico, molte zone della città storica si trovano nel più completo abbandono e degrado. I lavori di puntellamento hanno riguardato solo chiese e palazzi di interesse pubblico, mentre la maggiorparte delle case private sono state lasciate abbandonate a se stesse.

Le macerie lasciate dal terremoto si trovano esattamente dov'erano il giorno dopo la scossa principale e molte abitazioni private stanno crollando sotto le intemperie: nessuno ha provveduto alla messa in sicurezza delle costruzioni. La parte della città che è possibile visitare non rende l'idea del disastro che si è avuto in città. Alcuni vicoli storici non esistono più e le mura delle case rimaste in piedi rischiano di crollare miseramente.

Tutti gli ingressi alle zone vietate della città storica sono presiedute dai soldati. Tutto è tornato come prima, dopo la grande manifestazione del 16 giugno degli aquilani arrabbiati (non mandata in onda dai TG nazionali istruiti da quelli che contano) la città è bloccata a causa dei militari che negano l'ingresso anche a coloro che hanno una casa agibile: ma è zona rossa e nessuno vi può rientrare a casa sua, la casa in cui ha vissuto ed ha i propri affetti.

Ricordiamo che L'Aquila è una città storica e fiera nata nel 1229, quando gli abitanti dei castelli del territorio della Conca aquilana decidono di ribellarsi alle vessazioni dei baroni feudali. Rivoltisi a papa Gregorio IX, ottengono, l'anno successivo, il permesso di Federico II per la costruzione di una nuova città. Di questo permesso è rimasta testimonianza nel Diploma di Federico II, un documento conservato in duplice copia negli archivi cittadini, in cui si esortano i castelli degli antichi contadi di Amiternum e Forcona a unirsi per formare un unico centro.
Le vicende della fondazione dell'Aquila sono raccontate dagli storici aquilani Buccio di Ranallo da Poppleto (autore di una "Cronica" rimata che narra la storia della città dal 1254 fino al 1362, l'anno precedente la sua stessa morte) e Anton Ludovico Antinori, che ne scrisse dettagliatamente accludendo riferimenti documentari. Controverse sono le notizie riguardanti il numero dei castelli che contribuirono alla fondazione: la tradizione vuole che siano stati novantanove, ma è più probabile che il numero effettivo si aggirasse intorno alla sessantina. A ricordo della fondazione, la campana della Torre Civica (la Reatinella) batte ancora oggi 99 rintocchi ed il primo grande monumento della città, la fontana delle 99 cannelle, sembra contribuire all'alimentazione di questa leggenda.
La città venne chiamata Aquila dal toponimo del luogo in cui fu fondata (Accula) e perché il nome richiamava l'insegna degli Hohenstaufen (un'aquila, appunto).. Successivamente divenne Aquila degli Abruzzi e infine, nel 1939, per decreto del Ministero dell'Interno, prese il nome odierno di L'Aquila.
L'Aquila è una città unica nel Medioevo italiano, essendo nata secondo un disegno armonico senza precedenti nella storia dell'architettura urbana (un caso simile, nel 1703, fu la nascita di San Pietroburgo). Costituita dall'unione di molti villaggi, è suddivisa in piccoli quartieri (generalmente una piazza, una chiesa e una fontana), ognuno dei quali rimanda al villaggio-madre.
La Porta Santa gestita da un podestà e da un libero consiglio, ebbe organizzazione autonoma e propri statuti. Contribuirono all'ascesa dell'Aquila la posizione strategica e la crescente importanza in ambito religioso, suggellata dal trasferimento della sede vescovile da Forcona all'Aquila nel 1257 ad opera di papa Alessandro IV.
Nel 1249, colpevole di essere rimasta fedele alla Chiesa nella contesa tra papato ed impero, fu punita e rasa al suolo da Manfredi. Venne ricostruita nel 1265 per mano di Carlo I d'Angiò, chiamato in soccorso dell'Italia e della Chiesa, minacciata dagli Svevi e dalle incursioni dei saraceni, dal Papa francese Jacques Pantaleon de Troyes, eletto al soglio pontificio, a Viterbo, con il nome di Urbano IV. La città dell'Aquila riconoscente, si sottomise spontaneamente al nuovo conquistatore, riacquistando prestigio e preminenza.
Il 9 settembre del 1349, il 26 novembre 1461 ed il 2 febbraio del 1703 L'Aquila ha già subito altrettante distruzioni a causa dei terremoti: la città è sempre stata ricostruita lì dov'era. Nello stemma della città appare infatti un'aquila da cui deriva il nome e lateralmente appare la scritta "Immota manet": dov'è stata costruita L'Aquila rimane.

Qualcuno ha probabilmente pensato di cancellare 1000 anni di storia e di far diventare L'Aquila un nuovo monumento di una catastrofe così come lo sono Pompei ed Ercolano.
Ma i cittadini non ci stanno: l'esasperazione comincia ad assalire coloro che hanno perso tutto, il lavoro e la casa: il progetto C.A.S.E., tanto voluto dalla Presidenza del Consiglio, allieva le ferite non riesce a ristorare le sofferenze d chi ha subito tale atrocità.
Non si può non riconoscere il grande lavoro fatto per la popolazione dalla Protezione Civile: forse un lavoro del genere non era mai stato fatto ne tentato prima e per i fortunati che sono rientrati nel progetto C.A.S.E. o nei M.A.P oggi la vita è certamente meno dura di quanto lo sarebbe stata se avessero dovuto vivere in un container.

Ora però è tempo di mettere le mani sulla città storica e di inziare quello che colpevolmente non è stato fatto: ripulire la città dalle macerie e permettere ai commercianti di tornare al proprio lavoro. Non c'è tempo da perdere perché di tempo ne è già stato perso tanto. Altrimenti abbiano il coraggio di dircelo: la ricostruzione c'è stata. E' il progetto C.A.S.E.

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Le notizie storiche sono state tratte da Wikipedia.
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Corsi sub a L'Aquila e Roma